Compiere 18 anni negli USA

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Innanzitutto, fermate la ruota del tempo, perché voglio scendere ADESSO…

Sembrava ieri quando, incerto e barcollante, entravi in questo mondo tutto nuovo, in questa società americana accogliente, ma anche aspra, inclusiva, ma anche competitiva, super gentile, ma anche distaccata.

Proprio un paio di giorni fa leggevo il ¨personal statement¨ che hai scritto per l’ammissione al college. E piangevo. Perché hai raccontato di come hai vissuto l’inserimento in Texas, di come fossi entusiasta e fiducioso, di come hai affrontato la salita di dover esprimere in una lingua incerta tutta la complessità del tuo cervello in crescita. Io le tue paure le ho vissute con te, ma vederle scritte così bene, e con tanta gioia, ha incrinato il mio povero cuore di mamma.

Io oggi penso che la scelta di portarti qui sia stata un grande successo. Una scelta indovinata. Nonostante tutto. Penso che l’apertura mentale che hai tu non ce l’ho nemmeno io, che pure mi sforzo e mi vanto di averla. Penso che lo spirito di sopravvivenza che hai tu, l’istinto a risolvere un problema anziché crearlo, la flessibilità di saperti immaginare ovunque nel mondo, non li avresti mai imparati se non fossimo venuti qui. E non perché i ragazzi italiani non imparino tutto questo, ma perché io e tuo padre in Italia avremmo continuato a fare quello che abbiamo sempre fatto quando eri più piccolo, e cioè sostituirci a te, cadere al posto tuo, buttarci nel fuoco per te. Qui, invece, tra deserti, grattacieli, laghi e ranch, hai preteso di essere lasciato solo, come tutti gli altri, a combattere le tue battaglie.

Qui gli adolescenti sono macchine da guerra e tu, che eri un incrocio tra un Teletubby e Hello Spank, hai dovuto rinforzarti non poco, affilarti le unghie e imparare a combattere. E cosa posso dire, se non che secondo me ce l’hai fatta? Ora parli, pensi e ti muovi come un American boy, hai i tuoi progetti e i tuoi impegni, un tuo disegno in testa. Hai questa visione concreta della vita, che hai suddiviso per step ed obiettivi, ragioni in modo essenziale, illuministico, e sono proprio grata di non averti condizionato con il mio volemose bbene, perché preferisco tu sia così, un po’ più protetto, un po’ meno esposto. Certo, l’America ti ha anche insegnato che sì, servono progetti e obiettivi, ma che anche un’idea rivoluzionaria può cambiare il mondo, e che potresti benissimo essere tu, ad avere quell’idea. Ti ha insegnato che tutto è possibile e che non è reato pensare e sognare in grande.

I 18 anni qui sono importanti, perché facilmente questo è l’ultimo compleanno che passi in casa con noi. L’anno prossimo c’è il college, e tu sarai lontano, come la maggioranza dei ragazzi americani. Avrai scelto il tuo percorso e sarai in qualche campus, in giro per il mondo, a realizzare i tuoi piani. Negli ultimi anni hai maturato quel distacco da noi genitori, che forse ti serve proprio a spiccare il salto finale e andare per la tua strada. Vorrei poter dire che l’ho maturato anche io, quel distacco, ma non è così. Oggi, che diventi maggiorenne, realizzo senza farmi sconti che sei un adulto e che tra poco mi lascerai. E per quanto sia orgogliosa di te e delle ali che ti sei cucito addosso da solo, per me resterai sempre quel bambino innamorato di me, perennemente attaccato a me.

Stamattina, quando sei uscito per andare a scuola, ci hai detto che saresti tornato tardi, perché dopo la scuola vai in pizzeria a lavorare. Ma come, ti ho chiesto io, anche il giorno del tuo compleanno? E tu mi hai guardata come se fossi Checco Zalone che parla del posto fisso e delle ferie pagate, e hai risposto un laconico ¨eh certo¨. Insomma, sei cambiato, hai preso la tua direzione, ed è una direzione lontana da dove mi trovo io, ma va benissimo così. Questa società ti ha plasmato, ti ha reso efficiente e leale, ma ancora mantieni le tue solide radici italiane, l’amore per la famiglia, il rispetto delle tue tradizioni, l’importanza delle amicizie. Infatti, stasera hai chiesto di festeggiare con noi i tuoi 18 anni, anche se tornerai tardi dal lavoro. E ad aspettarti ci sarà la solita torta, le solite battute di tuo papà, i soliti abbracci di tua mamma.

Insomma, oggi non è un giorno come gli altri. E non è solo perché da oggi, se fai una cazzata non ne sono più responsabile io. Oggi mi stai facendo intravedere quanto pronto e quanto impaziente sei di volare via. E, con un po’ di tristezza, oggi realizzo quanto poco sia pronta io a vederti volare. Ma, come dice mia madre, è una ruota che gira. E, allora, facciamola girare. Buon compleanno, amore mio grande.

5 risposte a "Compiere 18 anni negli USA"

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  1. Sono un barese che vive da sette anni in Texas., Arllington (Dallas). È incredibile come i tuoi pensieri, le emozioni e le situazioni che descrivi (meravigliosamente) siano identiche alle mie. Ho due figlie, compiono gli anni lo stesso giorno, ma con sette anni di differenza: il 21 novembre Michelle compirà 23 e Gabrielle 17 anni.
    Vivo con la piccola e…ripeterei esattamente tutto quello che hai già raccontato tu.
    Grazie, è davvero un piacere seguirti

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  2. Ricorderò per sempre le lacrime versate durante le 6 ore di macchina dopo aver lasciato mio figlio al College. Pensavo di essere pronta e invece ….lui era felice e questa è stata l’unica consolazione ma io ho avuto la sensazione dolorosa che un capitolo della nostra vita si fosse chiuso per sempre. Poi ci si abitua (un po’) e si aspetta con ansia di vederli tornare per le vacanze e si capisce che anche loro sono felici di ritrovare il nido e arrivano senza farsi pregare al richiamo “ è prontooooo!!” 🙂

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      1. Vacanze cioè i vari mini break di almeno 4 giorni e non è che ce ne siano poi molti. Partito a metà agosto, lo rivediamo ora per il Thanksgiving !!

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