Notte prima degli esami

Onestamente, chi di noi ha dimenticato l’esame di maturità e tutto quello che si è portato dietro? Quell’ansia latente iniziata già a ottobre, culminata con l’uscita delle materie, con le minacce degli insegnanti, con le sere passate a studiare per memorizzare fatti, eventi, date, personaggi e spiegazioni? E che dire dell’esame in sé, una delle esperienze più traumatiche nella vita di uno studente, e del vuoto emotivo che segue l’interrogazione orale? Che dire del pellegrinaggio a vedere “i quadri” per leggere che, alla fine, tutti eravamo stati promossi, tranne qualche caso disperato? E quei mesi di angoscia e di studio che perdono di senso in un secondo, perché tutto è finito, l’esame è passato, siamo maturi. Ora è estate, davvero.

La tristezza e la follia dell’esame di maturità dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze in Italia fanno ancora più impressione se paragonati a quello che vivono qui i coetanei statunitensi. Poche parole: celebrazione, gioia, speranza, prospettiva, futuro. E’ così che Leo e i suoi compagni hanno vissuto le ultime settimane di scuola e la notte di festa che ha determinato il loro passaggio dalla High School all’età adulta. Chi mi conosce sa che io sono particolarmente impermeabile alle fanfare a stelle e strisce, ma a sto giro è stato impossibile non crollare e non farsi travolgere dall’onda di speranze e di aspettative che circonda i giovani americani alle prese coi loro sogni.

Erano circa 800, tutti in “cap and gown”, il classico cappello e la classica tunica che abbiamo visto in decine di film. La fronte alta, gli occhi luminosi, il sorriso che esplode. Nelle loro espressioni soddisfatte si leggeva tanta voglia di futuro, di college lontani, di indipendenza, di giovani vite che iniziano (quasi sempre lontane da mamma e papà), di sincera fiducia verso quello che deve arrivare. E, indovinate un po’, ci ho creduto anche io. Perché quando passi quattro anni di High School a sentirti dire che hey, ce la puoi fare, puoi arrivare dove ti pare, basta che tu lo voglia sul serio, alla fine ci credi davvero. Mentre a casa nostra, nelle nostre scuole vecchie e malandate, i sogni vengono uccisi e il futuro rimane qualcosa di cui avere solo paura, qui nessuno può permettersi di frenare la fantasia e le aspettative degli studenti e delle studentesse. Anche il più disperato ha il diritto di sognare.

Noi genitori italici, fermi sostenitori della fatica, del sacrificio e della vita dura, abbiamo imparato in questi anni a crederci, a spingere il nostro Leo, a dirgli hey, ce la puoi fare, puoi arrivare dove ti pare, basta che tu lo voglia sul serio. E in mezzo a 800 bellissimi, giovanissimi e brillantissimi studenti in cap and gown, l’ho visto mentre spostava la nappa del suo cappello, il tassel, da destra a sinistra, un gesto potente e simbolico che indica il risultato raggiunto, il diploma, il successo. L’ho visto alzare gli occhi al cielo, sorridendo, e lanciare il cappello in alto, per vederlo sparire insieme agli altri in una nuvola blu, mentre una pioggia di palloncini cadeva sui loro visi estasiati e una musica solenne e festosa sottolineava un momento che anche loro, come noi italiani, non dimenticheranno mai, ma per motivi del tutto opposti ai nostri.

Sono 800, e vengono chiamati tutti, uno per uno. Il loro nome è scandito a voce alta e gli studenti fanno la loro prima camminata importante, solenne, ferma, per ritirare il diploma, il loro primo vero attestato importante, la prova provata che l’obiettivo è raggiunto. La speaker che ha chiamato i nomi dei ragazzi, nelle settimane precedente alla cerimonia ha contattato quelli che hanno un nome straniero, come Leo, per chiedere la pronuncia esatta. Perché è un momento magico, mica lo si vorrà sprecare così, storpiando un cognome? E a sentire il suo nome intonato così, in mezzo a tanta gente, a noi un po’ il cuore ha fatto un salto nel petto.

La High School è finita, la sfida è vinta. Per Leo, nato Italiano, cresciuto Europeo e maturato Americano, è una vittoria ancora più importante, più significativa, è la prova che ora può vivere da cittadino del mondo ovunque desideri, perché le sue radici sono forti ma ramificate, solide ma flessibili. Per noi, che abbiamo temuto di non arrivare a questo giorno per le difficoltà e gli ostacoli che abbiamo dovuto affrontare in questi anni, è un cerchio che si chiude, è la prova che siamo stati bravi, che anche noi sappiamo fare squadra. E’ una notte di festa e gioia, in cui il futuro può offrirci solo cose belle, ed è giusto pensarla così, anche se potrebbe anche non essere così. E’ una notte di speranze, che chiude un libro e ne apre un altro. E’ una delle notti più felici della mia vita. E la divido con voi, così, con le immagini e i suoni della vita che esplode. Congratulazioni e buona vita, ragazzi e ragazze di Westlake!

4 risposte a "Notte prima degli esami"

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  1. Supercommovente /il confronto studenti Usa e Italiani e.’ Preciso e assai realistico./qui si sogna di avere un qualcosa .al termine dei licei.in America hai la certezza .che avrai comunque .non un sogno.ma una realtà che ti aiuterà a vivere.

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