E un giorno decidi che è ora di tornare a casa

Prima di scrivere questo pezzo, sono andata a guardarmi la mia pagina Facebook, e l’ho scorsa fino alla prima foto di Austin, al primo ponte di South Congress, al primo tramonto texano. Sembra ieri (e a volte invece sembrano siano passati quindici anni) che arrivavamo con le nostre valigie di sogni e i nostri bauli di aspettative. E per quanto abbia detto tantissime volte “voglio tornare in Italia”, ora che sto per farlo qualcosa punge un po’ all’altezza del cuore.

Ho ricevuto tanto in questi cinque anni. Spero di avere anche dato qualcosa, ma sicuramente ho ricevuto. Ho conosciuto persone speciali e persone terribili. Ho sperimentato la gioia, cantando in macchina, mentre il cielo si apriva sopra di me, e ho sentito anche forte la paura di non farcela quando Robi ha perso il lavoro. Ho detto addio al mio bambino adorato, dolcissimo, e ho dato il benvenuto all’adulto, dolcissimo, che ne ha preso il posto. Ho salutato la nuova me, una donna completamente diversa da quella che ha lasciato l’Italia nel 2017, consapevole che questa versione mi piace molto, nonostante tutto.

Niente, lo so che qualsiasi cosa io scriva oggi suonerà scontata, retorica, banale. Perché in realtà io le parole per descrivere quello che ho dentro, quelle parole non le ho. Ho tanta gioia, ecco. Sono felice, sia di aver vissuto qui una fase così lunga e importante della mia vita, sia di tornare alla mia terra, nella mia casa, ai miei genitori, che voglio vivermi ogni giorno anziché due volte all’anno. Sono felice perché la mia vita italiana mi aspetta. Mi aspettano gli amici di sempre, mi aspetta mio fratello, mi aspetta perfino il mio lavoro. E mi sembra di tornare da loro con tanto in più da dare, mi sembra di tornare diversa, cambiata, mi sembra di essere migliore.

Ho lasciato l’Italia con l’atteggiamento supponente e derisorio che talvolta hanno gli Italiani che si trasferiscono all’estero, quelli che parlano del traffico, della disorganizzazione, della burocrazia, della mancanza di opportunità. Ero una di loro, in pieno, ebbra del sogno americano e delle magie a stelle e strisce. Oggi torno in Italia con profondo rispetto. Consapevole del traffico, della disorganizzazione, della burocrazia e della mancanza di opportunità, ma anche del potenziale, della sanità e dell’istruzione pubbliche, dello stato sociale, della profondità delle relazioni, del culto per il bello e il buono.

Torno per un motivo, senza girarci troppo intorno: i miei genitori invecchiano, mio papà in particolare. E non vorrei essere la figlia che vola sull’oceano per dirgli addio. Vorrei essere la figlia che passa da casa per cena, o per un the. La figlia che parla coi dottori. La figlia che ogni tanto va al mercato con la mamma e le porta il carrello con la frutta. La figlia che sostiene un genitore che rimane solo. L’Italia è piena di figlie così, le vedo ogni volta che ci vado in vacanza. E’ piena di famiglie unite, che restano vicine, di genitori che contano sui figli, di figli che contano sui genitori, di nipoti che vanno a trovare i nonni. Mi piace dare a Leo questo messaggio, che la famiglia è importante, e che ci sono cose che contano più degli stipendi americani.

Ovvio, il nostro non è un salto nel buio, come invece è stato quando siamo venuti qui. Torniamo con due lavori più che dignitosi, in una città come Milano, dove i servizi funzionano alla grande, e nostro figlio andrà in un college americano in Europa, a scelta tra Londra, Praga e Malta. Abbiamo già la casa, che è la nostra (mai venduta, anche questo era un segnale di quel cordone ombelicale che non voleva strapparsi), e in pratica nel frigorifero ci sono già due bottiglie di prosecco che ci aspettano, fresche, perché il contratto della luce è sempre stato attivo e la nostra casa non ha mai smesso di respirare e di aspettarci.

Mi mancherà il Texas? E come potrebbe non mancarmi? La luce e i tramonti, gli spazi infiniti, le amicizie nate qui, così forti e uniche, fratelli e sorelle che faranno parte della mia vita per sempre. Mi mancherà questa routine, mi mancherà la leggerezza di una vita facile, sicuramente privilegiata, mi mancheranno le cose fatte sempre in grande. Mi mancheranno gli espatriati come me e condividere con loro le mie emozioni, scrivere delle mie emozioni con loro e per loro. Ma chi mi ha amato qui lo sa, che il mio posto è a casa. E sarà felice per me e per noi. Addio, Texas. E grazie!

5 risposte a "E un giorno decidi che è ora di tornare a casa"

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  1. ciao, ho letto per caso il tuo articolo e mi sono sentita di lasciarti un augurio e un commento: in bocca al lupo per il rientro! – credo che in futuro sarai orgogliosa e grata a te stessa per aver fatto questa scelta. Il Texas rimane sempre li’ ad aspettarti…cambiera’ ma tu da lui e a lui potrai sempre tornare. (Stessa cosa per i soldi…si guadagnano, si spendono, piu’ o meno ovunque). Se tuo figlio ha la fortuna di affrontare il mondo con lo spirito giusto, le opportunita’ riuscira’ a trovarle e crearsele ovunque. (C’e’ un mondo pieno di opportunita’ oltre l’America…). Ma i tuoi genitori, il privilegio di condividere tempo e cose con loro…quelle sono cose preziose (che valgono piu’ di ogni stipendio) e se te le lasci sfuggire non potresti riaverle mai piu’…buon viaggio verso l’Italia dunque, and may you make the most of the precious time with your parents! 🙂

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  2. Parole commoventi. Forse perché risuonano nelle mie emozioni. Io sono l altra faccia della medaglia : ho vinto la dv lottery e non so se dovrei percorrerla quella strada che porta lontano da casa…

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